giovedì, 16 febbraio 2012
La filosofia del carrello
Guardo la lista della spesa scritta sul retro dello scontrino:
- acqua 2x
- caffè
- sale
- pomodori sugo
Sono davvero poche le cose da comprare- Forse faccio anche a tempo ad andare in farmacia se la Cassiera Entusiasta mi risparmia qualcuno dei suoi eterni sorrisi- terrò tutto in mano e in cinque minuti sarò fuori di qui.
E mentre lo sto pensando, come se qualcuno dall’alto volesse mettere alla prova le mie ferree convinzioni, mi ritrovo davanti ad una lunga fila di carrelli vuoti, anzi, più precisamente davanti al Carrello: sì, quello con le ruote funzionanti, che non investirebbe mai la signora zoppa in coda al banco dei salumi, quello senza guanti di plastica un tempo difensori dell’igiene di zucchine e pomodori, quello senza liste della spesa accartocciate sul fondo.
Mi fermo davanti al Carrello e lo guardo. Poi guardo la mia lista: Ora la lista, ora il Carrello, ora la lista, ora il Carrello.
Cosa me ne faccio di un carrello per queste 5 cose? Però in fondo l’acqua pesa. Sì, però son solo due bottiglie. E se alla cassa c’è fila e devo tenere tutto in mano per ore? In effetti non sono mai stata realmente “ore” in coda alla cassa.
Realizzo che non sto scegliendo nè il vestito da sposa, né il nome di mio figlio, infilo una mano in borsa alla ricerca di un due euro convinta che non trovandolo avrei posto fine a quell’inutile teatrino che anche Godot avrebbe trovato assurdo.
Prima delle chiavi, prima del telefono e delle sigarette –quelle del pacchetto e quelle sparse sul fondo della borsa- e prima ancora di tutte le altre monete, mi salta fra le dita un due euro così lucido da sembrar appena uscito dalla zecca.
Mi piace pensare di non aver avuto scelta, o meglio di aver scelto di lasciare al caso la scelta, e il caso ha deciso per me. (Non sono fatalista, ho deciso io di affidarmi a una borsetta mangia cose, non il destino, non il caso, non Dio, Io.)
Dando un’ultima occhiata, rapida ma attenta, alla moneta, la infilo decisa nella fessura del Carrello ma un secondo prima mi blocco: mi viene in mente mia nonna che mi dice di non mettere le mani nelle spaccature dei sassi ombrosi perché ci sono le vipere. Scaccio il pensiero e spingo la moneta fino in fondo.
Perché non sento clac?
Forse non era destino che prendessi il carrello quel giorno, ma siccome il destino non esiste, non sono riuscita né a prendere il carrello né a riavere il due euro, e sì: c’era molta fila alla cassa.
19:14 Scritto da: accapiu | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: carrello, scelte, filosofia, destino | OKNOtizie |
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